• The Invention of the Home. The Domestic Order of the Polis, Valeria Pezza
    Apr 2 2025
    At the Books and Museum on April 6, 2025 at the monumental complex of Santa Maria la Nova in Naples the essay by Valeria Pezza: The invention of the house. The domestic order of the polis, Christian Marinotti editions, Milan 2025, 120 pages.«Whoever lives in a house built inside a city is like a pilgrim who proceeds – as the nineteenth-century Russian mystic John of Kronstadt said – with a traveling staff and a wayfarer's clothing: when he reaches the end of his life, the door will open wide and he will finally be at home, "because we have no lasting city here, but we seek the one to come" (Hebrews 13, 14)» Review by Pasquale Giustiniani. The provocation that comes from the structure of the Greek cityAmong the many thanks for this remarkable publication - created by Valeria Pezza with the contribution of DiARC: Department of Architecture-University of Naples Federico II -,((⏱️=400)) you can also read those that the Author wanted to dedicate «to the entire community of Pollica, a land where you can still see something of the Greek world». In fact, each of these rich and dense pages of Valeria Pezza's essay refers to the archaeological traces, or rather to their significant stones and their references to the thoughts and works of their creators, builders and inhabitants.That of the houses of the Greek cities in the so-called colonies and in the sites of classical Greece, is a world similar to the one in front of which we can place, together, both archaeology and the history of architecture and topography; but also cultural anthropology and the history of ideas, as illustrated and demonstrated by the acute and erudite effort of deciphering, conducted for us by Valeria Pezza in these pages. Thus, the ancient stones of Akragas (Agrigento) can become the figure of an ambivalence typical of the complex and multifactorial process that is appropriately called "invention of the house". At a first, but superficial, glance, "the domestic dimension appears removed and devalued, as it is not based on the heroic gesture, on the public and visible exaltation of power, conflict and strength" (page 11). Instead, as we read in the Foreword to this volume (pages 7 to 18), the starting question should be formulated in accordance with what the title of the volume recalls (moreover enriched by numerous graphs and tables): "When was that repeatable and repeated house invented that presides over the construction of the city itself as a place not so much of religious, political, military power, but of the home of its citizens?" (page 7).This explains why, integrating the consolidated point of view that correlated the architecture of the classical polis to the so-called political sphere, «it was urgent to question those forms, their meaning and their nature, to ask what domestic dimension, to what daily rituals they gave rise, measure and space, and in what vision of the world. Then, why so much silence? What meaning did the house have in that origin and what does the house mean for us today?» (page 9).From here, a different and intriguing perspective takes shape, excellently pursued by Valeria Pezza, which helps to re-signify the very meaning of political action - theorized in the political writings of classical Greek philosophers - and to clarify in its various reverberations the relationship between the private (domestic), often relegated to the sphere of irrelevance, and the public (political, also in a military and warlike sense, but today also social and cultural): «Surprisingly, together with the question about the times and ways of the invention of the home for all, the disturbing one emerged about this incomprehensible condemnation to the insignificance» of the private, if understood only as "relegated to what is meaningless". This is why we must ask ourselves, continues the Author: «has it really always been like this? And now does it make sense for us to deprive of value the daily life that marks the life of each one, or is it precisely inside the home that a politics lives and can mature that is not reduced to the exercise and self-representation of power?» (page 10).And furthermore: «So why this silence about the home? Why has that domestic world that originally defined the οἰκεῖος (oikèios) as an intimate, personal, familiar place, each person’s own space, ended up being qualified in common language only in the negative, as deprived of value and meaning, removed from awareness and thought?» (page 13). If, to the structural error, corresponds a previous error of thought, it could be examined, as the Author now helps us to do, through a further question: «If the personal is the first level of politics, why is it kept silent?» (page 14). Not a “den” or “place to take refuge: new meanings of the invention of the house((⏱️=500))More than a den to take refuge in; more than an area or place without political-social relevance, the house, with its various classical reverberations ...
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    20 mins
  • L’invenzione della casa. L’ordine domestico della polis, Valeria Pezza
    Apr 2 2025
    al Books and Museum del 6 aprile 2025 presso il complesso monumentale di Santa Maria la Nova di Napoli, il saggio di Valeria Pezza: L’invenzione della casa. L’ordine domestico della polis, Christian Marinotti edizioni, Milano 2025, pagine 120. «Chi abita una casa costruita dentro una città, è come un pellegrino che procede – come diceva il mistico russo dell’Ottocento Giovanni di Kronstadt – col bastone da viaggio e l’abito da viandante: quando giungerà alla fine della vita, gli si spalancherà la porta ed egli finalmente sarà a casa sua, “perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura” (Ebrei 13, 14)» Recenzione di Pasquale Giustiniani. La provocazione che viene dalla struttura della città grecaTra i tanti ringraziamenti di questa notevole pubblicazione - realizzata da Valeria Pezza con il contributo del DiARC: Dipartimento di Architettura-Università di Napoli Federico II -, si leggono anche quelli che l’Autrice ha voluto destinare «a tutta la comunità di Pollica, terra in cui si scorge ancora qualcosa del mondo greco». Alle tracce archeologiche, infatti, ovvero alle loro pietre significanti e ai loro rimandi ai pensieri e alle opere dei loro ideatori, costruttori e abitanti, rimanda ognuna di queste ricche e dense pagine del saggio di Valeria Pezza. Quello delle case delle città greche nelle cosiddette colonie e nei siti della Grecia classica, è un mondo analogo a quello di fronte al quale si possono porre, insieme, sia l’archeologia che la storia dell’architettura e della topografia; ma anche l’antropologia culturale e lo storia delle idee, come illustra e dimostra l’acuto ed erudito sforzo di decifrazione, condotto per noi da Valeria Pezza in queste pagine. Così, le antiche pietre di Akragas (Agrigento) possono diventare la cifra di un’ambivalenza tipica dell’articolato e multifattoriale processo che viene opportunamente denominato “invenzione della casa”. A una prima, ma superficiale, vista, «la dimensione domestica appare rimossa e svalutata, in quanto non fondata sul gesto eroico, sulla pubblica e visibile esaltazione del potere, del conflitto e della forza» (pagina 11). Invece, come si legge nella Premessa a questo volume (pagine da 7 a 18), la domanda di partenza va formulata in consonanza con quando ricorda il titolo del volume (peraltro arricchito da numerosi grafici e tavole): «Quando è stata inventata quella casa ripetibile e ripetuta che presiede alla costruzione stessa della città come luogo non tanto del potere religioso, politico, militare, ma della dimora dei suoi cittadini?» (pagina 7).Ecco spiegato perché, integrando il punto di vista consolidato che correlava l’architettura della polis classica alla sfera cosiddetta politica, «urgeva interrogarsi su quelle forme, il loro senso e la loro natura, chiedersi a quale dimensione domestica, a quali riti del quotidiano dessero luogo, misura e spazio, e in quale visione del mondo. Poi, perché tanto silenzio? Quale significato aveva la casa in quell’origine e cosa significa per noi oggi la casa?» (pagina 9). Di qui prende corpo, una diversa, e intrigante, prospettiva, perseguita egregiamente da Valeria Pezza, che aiuta a ri-significare il senso stesso dell’agire politico - teorizzato negli scritti politici dei filosofi greci classici - e a precisare nei suoi vari riverberi il rapporto tra privato (domestico), spesso relegato alla sfera della irrilevanza, e pubblico (politico, anche in senso militare e bellico, ma oggi altresì sociale e culturale): «In modo sorprendente insieme all’interrogativo su tempi e modi dell’invenzione della casa per tutti, emergeva quello, inquietante, su questa incomprensibile condanna all’insignificanza» del privato, se inteso soltanto come “relegato a ciò che è privo di senso”. Ecco perché ci si dovrà interrogare, continua l’Autrice: «è stato davvero così, sempre? Ed ora ha senso per noi privare di valore la quotidianità che scandisce la vita di ciascuno, o è proprio dentro la casa che vive e può maturare una politica non ridotta all’esercizio e all’autorappresentazione del potere?» (pagina 10). E inoltre: «Allora perché questo silenzio sulla casa? Perché quel mondo domestico che originariamente definiva l’οἰκεῖος (oikèios) luogo intimo, personale, familiare, spazio suo proprio di ciascuno, ha finito per qualificarsi nel linguaggio comune solo al negativo, come privato di valore e di senso, rimosso dalla consapevolezza e dal pensiero?» (pagina 13). Se, all’errore strutturale, corrisponde un precedente errore di pensiero, esso potrebbe essere sviscerato, come ci aiuta ora a fare l’Autrice, mediante una domanda ulteriore: «Se il personale è il primo livello della politica, perché lo si tace?» (pagina 14). Non una “tana” o “posto in cui rifugiarsi: nuovi sensi dell’invenzione della casaPiù che tana in cui rifugiarsi; più che ambito o luogo senza rilevanza ...
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    18 mins
  • reform and reforms, the Waldensian reform and Ferrante Sanseverino
    Apr 1 2025
    Salerno Medical School Foundation and the study center of the literary, arts and rational thought cenacle "Ferrante Sanseverino", present: reform and reforms, the Waldensian reform and Ferrante Sanseverino. Salerno, 5 April 2025. Report by Pasquale Giustiniani..Reform/reforms. The "myth of Geneva", the new capital of Christianity antithetical to Rome and a laboratory of political, economic and social innovations, shone from the 1940s onwards, experiencing cracks, but not crises. Calvin's works spread throughout the peninsula, in the original or in translation, thanks to the propaganda action of clandestine believers and exiles. The pro-Protestant groups, especially with the intensification of heretical repression in the mid-sixteenth century, found in Geneva a destination for their diaspora and a doctrinal and ecclesiological system to draw inspiration from in their homeland: a solid system capable of providing strong normative authority, doctrinal and material support for community life, a Eucharistic conception that was completely alternative to the Catholic one, a sign of the group's identity and spiritual communion. ((⏱️=1000))The Waldensian Reform. Bernardino Ochino, in his widely propagated Sermons, took up the main themes of Calvin's Institutions, albeit mixed with so-called Waldensian elements. Calvin's masterpiece was also spread by a central figure in Waldensianism, Marcantonio Flaminio, who took passages and ideas from it for the elaboration of that original synthesis of ideas, both Waldensian and Reformed, that is The Benefit of Christ, of which he was co-author together with Benedetto da Mantova. That "sweet little book", as Vergerio defined it, printed without constraints in Venice in 1543, was perhaps the heterodox text that became the most read and most famous in Italy: according to Vergerio, in Venice alone 40,000 copies had been sold in six years, and this was due to the message of profound spirituality and religious renewal that it appeared to be the bearer of. An example is the confession of an illustrious Waldensian prelate, the apostolic protonotary Pietro Carnesecchi (executed in 1567), who declared to the judges: «When Flaminio [Marcantonio] was staying with me in Florence, he had shown me a little of Calvin's Institutio, which had filled my mind with similar opinions, in which I continued and grew until the year 1545, often reading those books, and conversing with those people who were able to confirm them in my soul». In the early 1540s, crucial events marked the history of the Italian peninsula: the failure of the Ratisbon talks, the institution of the Holy Office, the convocation of the Council of Trent, the disappearance of charismatic figures such as Juan de Valdés, Gasparo Contarini and Gian Matteo Giberti. The Protestant reform movement then decided to undertake an energetic propaganda campaign for the new theology, through the diffusion of religious literature in the vernacular. Faith in Christ became the fulcrum of the Christian's life and the only instrument of justification: Ochino openly affirmed this in his sermons, urging people to believe that "we will have paradise through the merits of Christ". He did not address the issue of works, he only made them understand their inessentiality for the purposes of salvation, "gently" leading his listeners to share what would become a fundamental principle of the Protestant Reformation. Ochino had learned this doctrine and these methods of propaganda, precisely. in the Neapolitan Circle of Juan de Valdés: a Spanish reformer who, with his syncretistic conception of Alumbradism, Erasmism and Protestantism, shaped the consciences of many Italians in the decade between 1530 and 1541, with the aim of carrying out a renewal of Christians and the church, albeit without traumatic ruptures with Rome. The Reformation in Southern Italy. Even in Southern Italy, the anxiety of Reformation was distinguished by the high degree of social promiscuity - bringing together nobles, ecclesiastics, commoners, bourgeois, who were already among the ranks of the Catholics -, by the important role of the religious and by the different doctrinal outcomes, with figures of great importance in the Italian and European religious and cultural world, such as Juan de Valdés, Camillo Renato, Giorgio Siculo, Agostino Doni. As regards the Kingdom of Naples in the modern era, and not only, the results of the conclave of 1549, with the failure to elect Pole, due to the trials opened against him by Carafa, and the definition of the first decrees of the Ecumenical Council of Trent, which will be called and will never officially conclude (the conclusion will be made official by Vatican I at the end of the nineteenth century) certainly marked the beginning of the decline of the experience of the "spirituals", or of the Waldensians stricto sensu. On the one hand, that experience took on the forms that we can define as typically Calvinist (as they developed ...
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  • Riforma e riforme. La riforma valdese e Ferrante Sanseverino
    Mar 31 2025
    Fondazione scuola medica salernitana e centro studi cenacolo letterario, delle arti e del pensiero razionale "Ferrante Sanseverino", presentano:((⏱️=500)) riforma e riforme, la riforma valdese e Ferrante Sanseverino.((⏱️=400)) Salerno, 5 aprile 2025. ((⏱️=400))Relazione di Pasquale Giustiniani. ..La riforma protestante e la riforma cattolica Il movimento riformatore protestante moderno attraversa tutti gli strati della Chiesa cattolica a partire dalla fine del 1400. In particolare, Raffaele Calvino, con la sua chiesa di Ginevra, divenne un punto di riferimento fondamentale per il movimento riformatore italiano: nel bene e nel male, come modello da imitare o, al contrario, da criticare. Il «mito di Ginevra», nuova capitale della cristianità, antitetica a Roma e laboratorio di innovazioni politiche, economiche e sociali, rifulse, dagli anni Quaranta del 1500, conoscendo incrinature, ma non crisi. Le opere calviniane si diffusero nella penisola italica, in originale o in traduzione, grazie all’azione propagandistica di fedeli clandestini e degli esuli. I gruppi filo-protestanti, così furono presto chiamati, soprattutto con l’inasprimento della repressione ereticale da parte sia di altri protestanti, che da parte della controriforma cattolica, a metà Cinquecento, trovarono in Ginevra una meta per la loro diaspora e un sistema dottrinale ed ecclesiologico a cui ispirarsi in patria: un sistema solido e capace di fornire un’autorità normativa forte, un sostegno dottrinale e materiale alla vita comunitaria, una concezione eucaristica alternativa a quella cattolica, segno dell’identità e della comunione spirituale del gruppo. Anche il domenicano Fra’ Filippo Bruno, in religione fra’ Giordano, prima di finire sul rogo il 17 febbraio del 1660, nel suo girovagare per l’Europa, alla ricerca di una cattedra da cui poter insegnare liberamente la sua nova filosofia, fu anche a Ginevra per un periodo, aderendo al conclave riformato cittadino e, anche per questo, divenendo, tra gli inquisitori cattolici di Venezia e, poi, dal 1593 alla morte, di Roma, sospetto di eresia formale. Il «mito di Ginevra», nuova capitale della cristianità antitetica a Roma e laboratorio di innovazioni politiche, economiche e sociali, rifulse dagli anni Quaranta in poi, conoscendo incrinature, ma non crisi. Le opere calviniane si diffusero nella penisola, in originale o in traduzione, grazie all’azione propagandistica di fedeli clandestini e degli esuli. I gruppi filoprotestanti, soprattutto con l’inasprimento della repressione ereticale a metà Cinquecento, trovarono in Ginevra una meta per la loro diaspora e un sistema dottrinale ed ecclesiologico a cui ispirarsi in patria: un sistema solido e capace di fornire un’autorità normativa forte, un sostegno dottrinale e materiale alla vita comunitaria, una concezione eucaristica affatto alternativa a quella cattolica, segno dell’identità e della comunione spirituale del gruppo. La riforma valdese[1]. Bernardino Ochino, nelle sue propagatissime Prediche, riprese i temi principali dell’Istituzione di Calvino, sia pure mescolati con elementi detti valdesiani. Il capolavoro calviniano fu diffuso anche da una figura centrale nel valdesianesimo, Marcantonio Flaminio, che ne trasse brani e spunti per l’elaborazione di quell’originale sintesi di idee, insieme valdesiane e riformate, che è Il beneficio di Cristo, di cui egli fu coautore insieme con Benedetto da Mantova. Quel «dolce libriccino», come lo definì il Vergerio, stampato senza vincoli a Venezia nel 1543, fu forse il testo eterodosso divenuto più letto e più famoso in Italia: secondo Vergerio, nella sola Venezia ne erano state vendute 40.000 copie in sei anni, e ciò per il messaggio di profonda spiritualità e di rinnovamento religioso di cui apparve latore. Esemplare è la confessione di un illustre prelato valdesiano, il protonotario apostolico Pietro Carnesecchi (giustiziato nel 1567), che dichiarò ai giudici: «Essendo il Flaminio [Marcantonio] alloggiato meco in Fiorenza, mi haveva facto vedere un poco della Institutio di Calvino, che mi haveva imbuta la mente di simili opinioni, nelle qali andai continuando et crescendo insino al anno 1545, legendo spesso di quelli libri, et conversando con quelle persone che erano atte a confermarmele nell’animo». Nei primi anni Quaranta del Cinquecento, eventi cruciali segnano la storia della penisola italica: il fallimento dei colloqui di Ratisbona, l’istituzione del Sant’Ufficio, la convocazione del Concilio di Trento, la scomparsa di figure carismatiche come Juan de Valdés, Gasparo Contarini e Gian Matteo Giberti. Il movimento riformatore protetante decise, allora, di intraprendere un’energica campagna di propaganda della nuova teologia, attraverso la diffusione di una letteratura religiosa in volgare. La fede in Cristo diveniva il fulcro della vita del cristiano e il solo strumento di giustificazione: Ochino lo affermava ...
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    20 mins
  • I'll be there waiting for you, Maria Tedeschi
    Mar 29 2025
    Books and Museum-Santa Maria la Nova in Naples (April 2025) Maria Tedeschi, I'll be there waiting for you, Il seme bianco editrice, Rome 2025, 176 pages. Review by Pasquale GiustinianiA gripping story, with the characteristics of "noir" but also of "love stories". The Author - Maria Tedeschi - first takes us through, almost all in one breath, the 176 pages of a gripping story, to finally solve the enigma given in the title: «But if you decide to change your mind one day, you will always know where to find me, I will be there waiting for you» (page 176). These are the words, thrown to the other two members of the small WhatsApp group, by Carlo Brighi, who, after having done a thousand jobs, starting from that of a hairdresser tried in his hometown in the province of Naples (see page 75), has now fallen in love with Chantall Cristaldi, whose life «was a mix of art, expressiveness and emotion, but also of loneliness, a burden» (page 36). In turn, Diavolo (this is the real name of a survivor of a difficult birth: see page 121), who in the plot calls himself, and is, “little Devil”, is a “hair psychic”; he accidentally sent an email to Chantall (with a double L at the end, while the real recipient had only one l at the end); in his house he also hosted (see page 121) another of the characters in the plot, Michela, who is described in her tragic existence; during it, unfortunately, she allowed herself to be entangled in something halfway between a religious sect and a drug and sex addiction affair, of which the reader himself will discover the gripping outcome. Diavolo - or perhaps “Mistero” - also tried to get the anti-cult police to intervene in an intricate and even criminal affair, but without leaving any investigable traces (see page 129). Obviously, the rest of the story is left to the reader, who will want to join in the details of these pages. Goat, or the phenomenon of sects In a «pseudo disco in the suburbs, Alzheimer» (page 91), one can meet, or rather let oneself be met, by Goat, «a satyr with a human body, with a morbid sensuality that also manifested itself in violent and abnormal ways» (page 138); he is able to induce a love that would promise the absence of death, a-mors precisely, but that, instead, will do nothing but «cause suffering, perhaps even death» (page 139) for all those who will participate, allowing themselves to be entangled in a tremendous vortex. Here, precisely, is one of the profiles that emerge from Tedeschi's text. It deals with the phenomenon of sects and satanic religious forms or groups dedicated to unbridled sex and drugs, which in the novel are presented as contiguous. From the moment Chantall recalls a Freudian quote – a reminiscence of her philosophy studies – and then finds a bag left by mistake by Michela at home, a satanic invocation appears: “Adiutorium nostrum in nomine Domini Inferi” (page 5); Tedeschi puts the right accents to help the reader who doesn’t know Latin! This is not a marginal or merely literary aspect, the Cards of Don Battista Cadei - Spiritual Advisor of the GRIS = Group of Socio-religious Research and Information - in fact inventory dozens and dozens of religious and spiritual realities present in Italy: starting from the best known, such as the Church of the Kingdom of God (Foundation of Frédéric Louis Alexander Freytag [1870-1947], who joined the Watch Tower Society - future Jehovah's Witnesses - in 1898, and became responsible for Switzerland; however, after Russell's death [1916] his relations with the Society deteriorated, reaching a break between 1919 and 1920; to arrive at the less known, such as the Ananda Marga Movement: New Religion derived from Hinduism, founded in 1955 in India by Prabhat Raujan Sarkar, known as Shrii Shrii ANANDAMURTI [personification of bliss], or simply Baba (father), born in 1921 and died in 1990). Or also the New World Association and S.A.C.S.A.U (=School of Self-Awareness for the Harmonious Development of Man), then El Are; or also the S.I.M.O. (=Italian School of Holistic Medicine), as well as the Health and Nature Association, with the Founder «S.D.P. Patrizio PAOLETTI [born in Naples in 1960]» who, «from 1976 to 1983 studied and explored the phenomenon of global charismatic renewal, participating in various Italian-speaking groups. From 1978 to 1982 he attended specialization courses in integrated Naturopathy, as part of the project for the dissemination of scientific studies on the principles of healthy eating, and became a promoting member of the P.R.A.F.O.U. [Research Project on Functional Anomalies of the Organism]». Furthermore, it will be recalled that, during the nineteenth LEGISLATURE, the PROPOSAL FOR A LAW for the Establishment of a Parliamentary Commission of Inquiry into the phenomenon of sects was introduced in the CHAMBER OF DEPUTIES with Number 471 (Presented on 26 October 2022). The explanatory report recalled that the most recent data, provided by ...
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    15 mins
  • Sarò lì ad aspettarvi, Maria Tedeschi
    Mar 29 2025
    Books and Museum-Santa Maria la Nova in Napoli (aprile 2025) Maria Tedeschi, Sarò lì ad aspettarvi, Il seme bianco editrice, Roma 2025, pp. 176. recensione di Pasquale Giustiniani.Un racconto avvincente, con i caratteri del “noir” ma anche delle “storie d’amore”. L’Autrice - Maria Tedeschi - ci fa prima scorrere, quasi tutte d’un fiato, le 176 pagine di un’avvincente storia, per sciogliere, infine, l’enigma consegnato nel titolo: «Ma se poi decidete di cambiare idea un giorno, saprete sempre dove trovarmi, sarò lì ad aspettarvi» (p.176). Sono le parole, lanciate agli altri due membri del piccolo gruppo WathsApp, da parte di Carlo Brighi, il quale, dopo aver fatto mille mestieri, fin da quello di parrucchiere provato nel suo paese di origine in provincia di Napoli (cfr. p. 75), si è ora innamorato di Chantall Cristaldi, la cui vita «era un intreccio di arte, espressività ed emozione, ma anche di solitudine, un fardello» (pagina 36). A sua volta, Diavolo (è, questo, il vero nome di un sopravvissuto a una nascita difficile: cfr. p. 121), che nell’intreccio si autodenomina, ed è, “piccolo Diavolo”, fa il “sensitivo dei capelli”; ha inviato per sbaglio una mail a Chantall (con la doppia elle finale, mentre il vero destinatario aveva una sola l finale); presso la sua casa ha ospitato (cfr. p. 121) anche un altro dei personaggi dell’intreccio, Michela, che viene descritta nella sua tragica esistenza; nel corso di essa si è, purtroppo, lasciata irretire in qualcosa a metà tra la setta religiosa e un affare di tossicodipendenza e sesso, di cui lo stesso lettore scoprirà l’avvincente esito. Diavolo - o forse “Mistero” – ha pure cercato di far intervenire la polizia anti-sette in una vicenda intricata e anche delinquenziale, ma senza che ne siano lasciate delle tracce indagabili (cfr. p. 129). Ovviamente, il resto della storia è lasciato al lettore, che vorrà unirsi nei dettagli di queste pagine. Goat, ovvero il fenomeno delle sette. In una «pseudo discoteca di periferia, l’Alzheimer» (p. 91), ci si può incontrare, anzi lasciarsi incontrare, da Goat, «un satiro dal corpo umano, con una morbosa sensualità che si estrinsecava anche in modi violenti e anormali» (p. 138); egli è in grado di indurre a un amore che prometterebbe l’assenza di morte, a-mors appunto, ma che, invece, non farà altro che «causare sofferenza, forse anche la morte» (p. 139) per tutti quelli che parteciperanno, lasciandosi irretire in un vortice tremendo. Ecco, appunto, uno dei profili che emergono dal testo di Tedeschi. Si tratta del fenomeno delle sette e delle forme religiose sataniche o dei gruppi dediti al sesso sfrenato e alla droga, che nel romanzo sono presentati come contigui. Fin da quando Chantall ricorda una citazione freudiana – reminiscenza dei suo studi di filosofia – e poi trova in casa una borsa lasciata per sbaglio da Michela, appare un’invocazione satanica: “Adiutorium nostrum in nomine Domini Inferi” (pagina 5); Tedeschi mette gli accenti giusti per aiutare il lettore che non conosce il latino! Non si tratta di un aspetto marginale o solamente letterario, Le Schede di don Battista Cadei - Consigliere Spirituale del GRIS= Gruppo di Ricerca e Informazione socio-religiosa – inventariano, infatti, decine e decine di realtà religiose e spirituali presenti in Italia: a partire dalle più note, come la Chiesa del Regno di Dio (Fondazione di Frédéric Louis Alexander Freytag [1870-1947], che aderì alla Società Torre di Guardia - futuri Testimoni di Geova - nel 1898, e ne divenne responsabile per la Svizzera; tuttavia, dopo la morte di Russell [1916] i suoi rapporti con la Società si guastarono, giungendo tra il 1919 e il 1920 a una rottura; per giungere alle meno note, come il Movimento Ananda Marga: Nuova Religione derivata dall’Induismo, fondata nel 1955 in India da Prabhat Raujan Sarkar, detto Shrii Shrii ANANDAMURTI [ personificazione della beatitudine], o semplicemente Baba (padre), nato nel 1921 e morto nel 1990). O anche l’Associazione Nuovo Mondo e S.A.C.S.A.U (=Scuola di Autocoscienza per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo), poi El Are; o anche la S.I.M.O. (= Scuola Italiana di Medicina Olistica), nonché l’Associazione Salute e Natura, con il Fondatore «S.D.P. Patrizio PAOLETTI [nato a Napoli nel 1960]» che, «dal 1976 al 1983 studia e approfondisce il fenomeno del rinnovamento carismatico mondiale, partecipando a vari gruppi di lingua italiana. Dal 1978 al 1982 segue i corsi di specializzazione in Naturopatia integrata, nell’ambito del progetto per la diffusione degli studi scientifici sui principi dell’alimentazione sana, e diviene membro promotore del P.R.A.F.O.U. [Progetto di Ricerca sulle Anomalie Funzionali dell’Organismo]» Inoltre, si rammenterà che, nel corso della diciannovesima LEGISLATURA, fu incardinata alla CAMERA DEI DEPUTATI con Numero 471 la PROPOSTA DI LEGGE per l’Istituzione di una Commissione ...
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  • relaunching the new Evangelization, Nicola Di Bianco at La Nova meets
    Mar 27 2025
    La nova meets. The events of the Monumental Complex of Santa Maria la Nova in Naples. Sala Margherita Lama Caputo, Sunday 30 March 2025. A mathematician, a historian and two philosophers at Santa Maria la Nova to discuss a new book by Nicola Di Bianco on the “new evangelization”. Di Nola, Arciprete and Giustiniani, have been holding a Seminar on “Language and knowledge” for several years, which has already had several sessions in the Department of Mathematics at the University of Salerno and in the Theological Faculty of San Tommaso di Capodimonte-Naples. The aim is to arrive, if possible, at a new language that can express the divine, the religious, the spiritual in unitary terms. Now the “provocation” of the “New Evangelization” – which the Catholic Church has been aiming for since the beginning of the third millennium – is the lever of this new round, under the direction of Prof. Giuseppe Reale, Director of the Monumental Complex of Santa Maria la Nova in Naples.

    Introduced by Pasquale Giustiniani. A few decades ago, together with Filippo Toriello, we published the volume: New Evangelization: What, How. Designed to help catechists and pastoral workers, it collected, and translated pastorally, an insistent expression of the papal Magisterium, which was already then configuring a real re-definition of the first Christian duty to announce the so-called Kèrygma, which was, at the time, commonly described as new in ardor and new in method. Nicola Di Bianco, in the described horizon, focuses well on the fact that such novitas, particularly in the sense of a full-scale confrontation with scientific and technological modernity, is evident in the Magisterium of Pope Francis. He, by the Author, is in fact, rightly considered the first pope to have assumed in a complete form the dialogue with modernity or postmodernity. All this is also leading to a new way of configuring the Church - a polyhedron, rather than a hierarchical pyramid, a field hospital rather than a self-sufficient militancy -; but also a new way of self-perceiving the Petrine primacy. In short, the now traditional expression of "new evangelization" implies a true reform of the Church: a fact, this, that already appeared clear to the fathers of the Council of Trent, grappling with the barrier to oppose a reform that then appeared as a revolution. It is made even more urgent today by the situation of the acceleration of events (as Pope Francis himself says, with an Argentine inflection), given the fact, as Di Bianco punctually notes, that our time is increasingly characterized by rapid changes and transformations. And this not only in international structures, but also in ethical customs, sometimes plagued by unexpected phenomena, such as the spread of abuses of all kinds in the Church (not only sexual, but also social, of power ...), such as the real drifts of traditional anthropological conceptions, of social systems, of international structures, of customs ... The re-emergence of the need for a new evangelization thus poses the central question of the book: what faith to propose to the globalized, technologized, singularized person, to overcome the impasse of the transition in progress? The Author declares himself pertinently convinced that it is necessary to start again from the centrality of Jesus Christ (moreover, in harmony with other Authors of the series "Biblioteca di Scenari"). But all this requires dealing, in a calm and scientifically founded way, with what Di Bianco defines as the current "challenge" of the neo-Manichaean, neo-Cathar, neo-Pelagian, apocalyptic and neo-millennial sects: inspired by alleged private revelations and directed by self-styled seers, these instances today run through the same Christian people who in the meantime, in the West, are registering a sociological decline in traditional practice.
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  • rilanciare la nuova Evangelizzazione, Nicola Di Bianco a La Nova incontra
    Mar 27 2025
    La nova incontra. Gli eventi del Complesso monumentale di Santa Maria la nova in Napoli. Sala Margherita Lama Caputo, Domenica 30 marzo 2025. Un matematico, uno storico e due filosofi a santa Maria la Nova per discutere un nuovo libro di Nicola Di Bianco sulla “nuova evangelizzazione”. Di Nola, Arciprete e Giustiniani, da diversi anni realizzano un Seminario su “Linguaggio e conoscenza”, che ha avuto già diverse sessioni nel Dipartimento di matematica nell’Università Salerno e nella Facoltà teologica san Tommaso di Capodimonte-Napoli. L’obiettivo è quello di pervenire, se possibile, a un linguaggio nuovo che riesca a dire in termini unitari il divino, il religioso, lo spirituale. Ora la “provocazione” della “Nuova evangelizzazione” – a cui la chiesa cattolica sta mirando dall’inizio del terzo millennio – è la leva di questo nuovo round, sotto la regià del prof. Giuseppe Reale, Direttore del Complesso monumentale di santa Maria la Nova in Napoli.

    Introduce Pasquale Giustiniani: alcuni decenni fa, insieme con Filippo Toriello, pubblicammo il volume: Nuova evangelizzazione: che cosa, come. Pensato in aiuto dei catechisti e degli operatori pastorali, esso raccoglieva, e traduceva pastoralmente, un’insistente espressione del Magistero pontificio, che andava allora già configurando una vera e propria ri-definizione del primo dovere cristiano di annunciare il cosiddetto Kèrygma, che veniva, allora, comunemente descritto come nuovo nell’ardore e nuovo nel metodo. Nicola Di Bianco, nell’orizzonte descritto, mette bene a fuoco il dato che tale novitas, particolarmente nel senso di un confronto a tutto campo con la modernità scientifica e tecnologica, risulta evidente nel Magistero di papa Francesco. Egli, dall’Autore, viene appunto, fondatamente, considerato il primo papa ad aver assunto in forma compiuta il dialogo con la modernità o postmodernità. Tutto ciò sta comportando anche un nuovo modo di configurare la Chiesa - un poliedro, piuttosto che una piramide gerarchica, un ospedale da campo piuttosto che una militanza autosufficiente -; ma pure un nuovo modo di autopercepire il primato petrino. Insomma, l’ormai tradizione espressione di “nuova evangelizzazione” implica una vera riforma della Chiesa: un dato, questo, che apparve già chiara ai padri del Concilio di Trento, alle prese con l’argine da opporre a una riforma che appariva allora come una rivoluzione. Essa è resa oggi ancora più urgente dalla situazione di rapidizzazione degli eventi (come lo stesso papa Francesco dice, con inflessione argentina), stante il fatto, come puntualmente annota Di Bianco, che il nostro tempo si caratterizza sempre più per i rapidi mutamenti e le trasformazioni. E ciò non solo negli assetti internazionali, ma anche nei costumi etici, a volte piagati da fenomeni inaspettati, come la diffusione degli abusi di ogni tipo nella Chiesa (non soltanto sessuali, ma altresì sociali, di potere…), come le vere e proprie derive delle concezioni antropologiche tradizionali, dei sistemi sociali, degli assetti internazionali, dei costumi… Il riemergere dell’esigenza di una nuova evangelizzazione pone, così, la domanda centrale del libro: quale fede proporre alla persona globalizzata, tecnologizzata, singolarizzata, per superare l’impasse della transizione in atto? L’Autore si dichiara pertinentemente convinto che occorra ripartire della centralità di Gesù Cristo (peraltro, in sintonia con altri Autori della collana “Biblioteca di Scenari”). Ma tutto ciò richiede di fare i conti, in modo sereno e scientificamente fondato, con quella che viene da Di Bianco definita l’attuale “sfida” delle sette neomanichee, neocatare, neopelagiane, apocalittiche e neomillenariste: ispirate a presunte rivelazioni private ed eterodirette da sedicenti veggenti, tali istanze oggi percorrono lo stesso popolo cristiano che frattanto, in Occidente, va registrando un calo sociologico della pratica tradizionale.

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